Famiglia Apuzzo
Gli Apuzzo sono i capostipiti, sempre da parte di padre. Dal primo individuo che ho scoperto discende la nonna paterna. L’antenato più lontano, di ottava generazione, è Matteo. Coincidenza vuole che due capostipiti abbiano entrambi il nome Matteo. Di lui ho solo il cognome e il nome, e nessun altro dato: né il nome della moglie, né la nascita. È citato nell’estratto di morte parrocchiale del figlio Antonio, allegato al processetto di matrimonio del nipote Matteo, mio antenato di sesta generazione. Le informazioni che sono riuscito a trovare provengono dagli atti di matrimonio dei figli di Antonio, circa 1707-1793, ma ci sono grosse lacune, anche se non dispero di colmarle.
La ricerca genealogica è continua e spesso riserva sorprese e collegamenti impensabili. È ovvio che più si va indietro nel tempo, più sono difficili le ricerche, soprattutto quando è un hobby.
Gli Apuzzo del mio albero vivono a Castellammare di Stabia, ma il cognome è diffuso in tutto il napoletano, con una forte concentrazione ad Agerola e nei paesi limitrofi. La famiglia è legata al mare e alle professioni marittime: sia Matteo, guardiano di mare, che i figli, ufficiali di marina. Le figlie sposano ufficiali e sottufficiali della Real Marina Borbonica, alcuni originari di Napoli. Qui le famiglie s’intrecciano e si spostano. Alla fine, anche parte degli Apuzzo andranno a ingrossare le file dei migranti, tra la fine dell’800 e i primi del ‘900.
Una delle domande che mi ponevo da anni era la curiosità su quali fatti avessero unito mio nonno, palermitano, e mia nonna, stabiese. La ricerca mi ha dato la possibilità di elaborare un’ipotesi credibile. Le donne Apuzzo sposarono, come detto, dei marinai di carriera, tra questi i Campajola o Campaiola. Una zia della bisnonna, Maria Angela Porpora, sposò un caporale di marina palermitano, Ignazio Bonsignore, in servizio a Napoli nel Reggimento “Real Marina”. (Il Reggimento era composto da un organico di 2400 uomini suddiviso in due battaglioni per sei compagnie. Ignazio faceva parte della II° Compagnia del I° Battaglione). Un’altra famiglia, i Procida, anch’essi marinai, s’intrecciano più volte con la famiglia Lopes. Alcuni membri di queste famiglie si ritroveranno a prestare servizio anche a Palermo, mentre Salvatore Lopes lavorò a Napoli, portando con sé alcuni figli e nipoti. Un figlio nacque a Napoli, dove abitava a San Ferdinando, quartiere vicino al Porto e alle installazioni militari. La povera antenata sua moglie faceva la spola tra le due città per sposare i figli. Anche qui ho immaginato Antonio e il suo faro.
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